POESIE & INCANTI

 

CANTAR LA PROPRIA TERA

Raccolta di componimenti poetici tratti dalla Rivista Culturale “ELGREMAL” 1995 – 2006

 

El gremal  annata 1995

 

El gremal  annata 1998

 

El gremal  annata 1996

 

El gremal  annata 1999

 

El gremal  annata 1997

 

El gremal  annata 2000

 

   
 

 


 

 

El gremal  annata 1995

 

 

 

Poesie in Italiano Poesie in Dialetto

A BORAGO

 

Arroccato, minuscolo

in faccia ad un lago

c’è un borgo antico

che si chiama Borago!

 

Cornice d’argento

fa intorno l’ulivo

è soleggiato…

sta in un declivio.

 

A me pare un lembo

di paradiso

è quello che vide

il mio primo sorriso.

 

Amo di esso

perfino i suoi sassi

è quello che accolse

i miei primi passi.

 

Del Garda ritengo

sia il più suggestivo

e la gioia trabocca

quando vi arrivo.

 

E’ un ridente paesello

che considero mio

pare di fiaba

…è il paese natìo!

 

                PALMA PEROTTI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cesa de l’Asensa

 

A l’Asensa che na ceseta

Proprio en mess a na piaseta  

 

Tucc i la va a visitaar

E verguni i la vorìa compraar

Ma noantri no la vendome

perché  la ne piaas.

 

                     NORBERTA ed EMILIA

 

 

Nar en Praa  

 

I m’a dit che te voo nar en Praa

da la via vecia…

Vegne anca mi…

Ere picol quande El Déto

El cargava su la carèta

le galine, i conicc,

en pooc de companadèc e via:

tutt’ l’’istà en Praa!

Rampegàven, su fin a arivar

a la Pontera.

Benedit trie volte Sant’Antoni:

‘na giaculatoria, n’ai Maria,

polsaar en pooc

e dopo come ‘na tiraa de sciopp

eren en Soala.

Da lì, l’era assee slongar i occh:

e Praa se la vediva de sora:

sempre quela

sempre pronta a aspetàrne…

stessa de l’an passà!

Quante nissole è maurà

da alora a vegner adess,

ma el saor del fiorèt

e l’acqua fresca de Trovai

i me tira a siment

come sucediva geri.

 

                        EL NABI

 

 

 

 

TRASPARENZA

 

 

Quando sarai triste

siediti sul ciglio della strada

e attendi che il vento

porti la voce dell’ignoto.

Ascolta in silenzio

quello  che la voce ti dice e poi,

alla luce del sole,

chiediti se tutto ciò è possibile.

Rimani così nella calma

sino a quando dal cielo scenderà la sera

perché anch’essa

avrà un messaggio per te.

Rimani seduto sul ciglio della strada

sino  a quando si accenderanno le stelle

perché anche loro avranno qualcosa da dirti.

Poi verrà la notte

con la sua  lunga pausa di riflessione

e ti verrà in mente la vita.

Allora, pensa di essere sempre te stesso

a qualsiasi costo, e non fingere mai

con gli affetti profondi come l’amore,

unica grande cosa al mondo.

Accetta con serenità il passare degli anni

perché anche la vecchiaia è un atto della vita.

Non avere paura della vita.

L’uomo dimostra di essere piccolo o grande

a seconda dell’importanza che dà

alle grandi o alle piccole cose.

Ricordati che sei venuto al mondo

hai pieno diritto di vivere.

Cerca Dio anche se non sai dove abita

e abbi comprensione per tutti.

Rimani seduto sul ciglio della strada

sino all’alba.

Passerà qualcuno e ti chiederà

se ti sei perduto e tu risponderai

che ti stai cercando.

                              

 

                               ANONIMO

 

 

 

TRASPARENZA

 

Quande te sarèe triste sèntete zò su ‘na polsaora

en banda al sentèer

e aspeta che el vent el te porte la oos

de quel che no te conosse.

Sta lì a ascoltaar en silenzio

quel che laoos la ga da dirte e dopo,

stando a la luce del sol,

domandate se questa l’è ‘na roba che pòl esser.

Sta fermo così ne la calma

fin a che dal ciel vegnarà zò la sera,

perché anca ela la garà vergota

da dirte a tì e solo a tì.

Resta sentà zò  en banda al sentèer

fin a quande le stele s’enpissarà

perché anca ele le garà vergota da dirte.

Pù tardi capitarà la not col so polsaar

e col so pensarghe su a le robe,

e te vegnarà en ment la vita.

Alora, pensa a esser ti stess coste quel che coste

e no sta a far fenta coi sentimencch

pù foncch come l’amoor,

l’unica roba granda che ghe a ‘sto mondo.

Abituate a veder passaar i ani sensa avilirte

perché anca la vechiaia l’è en pass de la vita.

No stà a erghe paura de la vita.

L’omen el se fa veder picol o grant conforme

el  tèen en considerazioo le grande o le picole robe.

Mètete bèe en meent che te se vegnù al mondo

e che te ghè tute le bone resoon per viver.

Serca sempre el Signor anca se no te see

en de le sta de cà

e serca sempre de vegnerghe incontra a tucch.

Sèntete su ‘na polsaora en banda al sentèer

fin quande nassi el sol.

Passarà verguni e i te domandarà

se te t’è perss e ti te ghe rispondaree

che te se dree che te te serche.

                            

                             ANONIMO

 

 


 

 

 

El gremal  annata 1996

 

 

 

Poesie in Italiano Poesie in Dialetto

 

A Brenzone

 

Salve o figlio del baldo, umil Brenzone

misconosciuto fiore, a cui Natura

profuse i doni più radiosi, e tenere

                                             carezze morbide

nella quiete profonda dei tramonti

nelle albe luminose, e nel ceruleo

specchio del Garda, che l’eterno canto

ti reca in grembo.

Sotto l’egida antica delle brulle

rocce scoscese, la tua fronte chini

di folti olivi incoronata, e verdi

smaglianti prati

che offrono al Cielo i bianchi fiordalisi.

Salve umil Brenzone, terra di forte

gagliarda prole, che sull’Alpe ha impresso

                                           orme di gloria.

Contro il Nemico Austriaco…Nell’urlo

della tempesta che rabbiosa infrange,

contro la dura selce, le spumose

onde scroscianti,

fremon gli Spiriti della Franca Gente

che dai balzi nevosi, come l’impeto

d’irrompente valanga, a questa vergine

                                              terra gentile

precipitando, i germi di una nuova

Schiatta di Forti, alla Gran madre in seno

dava impulso fecondo…Nelle notti

                                            plenilunari,

allor che il Lago mormora la Storia

dei millenni, e rispecchia la severa

vetusta mole del bel San Giovanni

                                           passano fremiti

di tenere armonie…forse i sospiri

di antichi liuti, o dame innamorate

che nella notte vegliano, aspettando

il giovin paggio…

Sulla distesa placida si cullano,

sospinte dalla brezza, agili vele:

animelle vaganti nel pulviscolo

                                             dei vespri d’oro,

quando le torri occhieggiano lontane

di Castelletto, e si diffonde arcano

lungo la spiaggia, e su di balza

                                            un dolce e lento

suon di campane della Pia Famiglia.

Nella lor conca d’oro si distendono,

placide al sole, le ridenti spiagge

di Porto e Assenza,

mentre Castello e Sommavilla, a cui

nera rupe sovrasta, qual sembiante

di verde frana, tacite s’adornano

                                              di case e d’oliveti.

Ridenti margherite, alme casupole

umile ostel delle disperse Malghe

posan gioconde su pei fianchi opimi

                                             del Vecchio Baldo,

padre sereno, cui l’annosa cresta

dai fulmini percossa, e dall’eterno

avvicendar de’secoli, s’aderge

sempre fulgente

nell’ampio azzurro. Umile e pensosa

nel lembo esterno del suo verde manto

sta Magugnano, chiusa nel silenzio,

                                              solo interrotto

dal cadenzato suon de’ remi, vigili

dei mattutini albori, o pur nei vesperi

alle sudate e pur sempre feconde

                                             usate pesche.

Salve o Brenzone, figliol calmo e puro

al par ell’onda del colore celeste

che il sen t’allieta, e ti dà tanta pace

nel tuo silenzio!

Quando lontan volteggiano le nuvole

su per l’azzurro Cielo, e di castello

il tempio Santo della Madre Pia

leggere sfiorano…

E tu sorridi…mentre l’onda garrula

di  quella madre sussurra il palpito

che dall’Eccelso Altar 

solennemente su te discende!...

Salve terra gentile…Un giorno forse

dalla Tor di San Carlo o San Giovanni

o di Castello suonerai le squille

Festa…Allor dall’onda, e su di balza in balza

col murmure del vento, arcano un fremito

di pii ricordi, a te Baldo vetusti

porteran  l’eco di nuove glorie, e riderà nel

sole la tua cresta d’argento immacolata,

protesa mano a benedir nei secoli

le nuove genti.

 

Brenzone, 30 maggio 1931

 

                                     ANONIMO

 

La strada dei sogni

 

La strada dei sogni è fatta di luna:

la vedo apparire ogni sera.

Nascosta tra foglie di lauro la spio e vi balzo.

Così più non so che ho bianchi i capelli,

mi trovo di nuovo all’età dell’amore.

E’ dolce riandare la vita passata

rifare col sogno i sogni perduti.

La strada dei sogni è fatta di luna,

di luce di luna sull’acqua del lago

che, nera d’attorno, t’aspetta se appena ti fermi.

M’inoltro pian piano, vi godo la gioia finita,

vi spero la gioia a venire.

Il pianto si perde nel nero dell’acqua del lago.

Ora l’ombra del monte nasconde già un poco

la luna,

la strada di luce s’accorcia,

convien ritornare.

Veloce il pensiero ritorna alla vita

che attende alla sponda,

portato dall’ultimo raggio di luna

che passa sull’onda.

         

                                VANDA BECCALLI CALZETTI

 

 

 

Campo

 

Le ombre s’allungano

sui merli delle antiche torri

come fantasmi

che ghermiscono la luce

il lago in lontananza

sfavilla

degli ultimi raggi

                        GABRIELE NASCIMBENI 1991

 

 

Campo

 

La ferita infetta

delle case diroccate

ammorba l’aria

del lezzo nauseabondo

della cancrena.

Anch’io ferito

sanguino insieme ai sassi

penosamente cosciente

che più di questi

rovina la memoria.

 

                      GIULIANO SALA 1992

 

 

Campo

 

Sali.

Antiche pietre accarezzano il passo,

remoti suoni del tempo che fluttua.

Verdi le sentinelle d’olio feconde

sopravvivono fiere alla povera terra.

Profumi di fieno estasiano l’aria,

alchimie d’antico sudore.

Sali.

Respira candidi silenzi

sfiora il divino,

muto eco dell’infinito.

Sali.

Ascolta.

Campo vive d’oblio.

 

                 VALERIO SARTORI  1994

 

Campo

 

Suggestioni antiche

luci

parole ed armonie immortali

profumi primevi 

di terra

intrisa di giorno

nero cipresso

tra gli ulivi annosi

contro la notte

arida di stelle.

 

                MARIA SCAPIN 1996

 

 

 

Ricòrc

 

Denansi a le Morère

el cianco dei putelecc

nol ciòca pu a le sere.

E’ sparì le rive dei bociasse

al saltamantriin per le bose,

no i ghe lassa gnanca el temp

de nasser.

En d’èi nàa quei piassarocc

che zugàva a dàrsela,

a chiit,

a robar noos e magràgn

gingiole e sirèse?

I èe deventàa…ricorc.

                         

                          EL NABI

 

 

 

Vent de balìin

 

Te ribalte e te confonde

te còre su le onde.

Dispetoos come ‘na cavra,

malagrassia sensa servèl:

olif, piin e foie

te i porte en giro

come i fusse en capèl.

No te varde en facia nessun

co’ la toa ghigna da maturlòt.

Te me spetène tute le fenne

e verguni rìs-cia de rimèterghe

le pene.

Tirève en là:

el sopia de chi e de là

e tri dii i ghe bastarà.

 

                  ANONIMO

 
 
 


 

 

 

El gremal  annata 1997

 

 

 

Poesie in Italiano Poesie in Dialetto

 

 

A Margherita signora di Campo

 

Ciao Margherita

svanita fra gli angeli

del cielo!

Torno e ritorno

sul tuo sentiero

presso il capitello

ma la tua casa è chiusa!

Bello è il silenzio

in ogni cosa

ma il ricordo

preme nel cuore!

           

            VANDA BECALLI  CALZETTI

 

 

 

Orasioo sensa temp

 

Quande caminaar me vede

su per i selvadec senteer,

ch ‘al mont i porta

e vegnendo endree

encontre el sol

che me cori dree.

E erte e marogne

le tira el fià,

apena el sol

el s’ha enboscà.

Alora zo, en fònt,

dentre al cor

‘na oseta la me diis,

grassie Signoor!

E sul barchet cunà dal laac

move la test

da Castelet a Boraac:

en gran dorsal vert de oliif

ensima el porta

dei paesecc giuliif.

El vent che cori

e me scombina

el cambia registri

da sera a matina.

Con tancc penseer

a fior de pel

vorie parlaar

sol con El.

Ma vardando zo dentre nel cor

me vee sol da dir:

grassie Signoor!

E quande  el  Gù l’ensaca

el sol endromensà

varde, bianca la luna portaar

la sera, encantà.

Così fo ‘n salt dentre de mi

varde pasaar la coont del dì,

el mal c’ho gatà

el been c’ho scarmenà.

E se domaa garò da viver

‘n altre dì

g’ho sentoor dentre nel cor

che me fa diir:

grassie Signoor!

 

                   EL ROMIT

 

 

Denansi al capitel

 

A fermarme sensa pressia

La Madona del Rosari

l’’ha vardà co’ n’espressioon

che me paar de compasioon.

Denansi al capitel

nissuni oramai se leva

pu el capel.

Le porasioo de le none

le sa ennorià.

Ma domaa…che restarà:

el San Lorenso senza gradèla

el Vescov sicurtà a mess

e noantri arome pers

la testa da ‘n pess.

Denansi al capitel:

varde en su vers el Ciel.

 

                     EL ROMIT

A Campo di Brenzone

 

Ciao vecio Campo!

Cara santa poesia!

Lassème scoltar

la santa fontana

e i oseleti che canta

qua sui rami

de sto cipresso

a guardia de la ciesa!

impienisseme el cor

de la tò pace

par quando morirò

de nostalgia!

 

            VANDA BECALLI CALZETTI

 

A la Croos vecia

Molandòme zo dal pontirol

de gèra

denansi a Gainèt

col sol en facia

el fià en maan

m’ho gatà ensiguàl

a la Croos vecia.

Sentarse l’è sta bel.

Pariva de gatàrse giusto

‘n cesa:

el grott n’altèer rugà

da l’acqua,

sora, la Croos entorcolàa

dal vent,

i oliif sensa ani desmentegàa

dal temp.

‘N font, là, el sol gh’era,

slusoor nassèent del dì.

Anca domaa vorìe vegner

a polsaar…chi.

 

                EL ROMIT

 

 
 

 


 

 

El gremal  annata 1998

 

 

 

Poesie in Italiano Poesie in Dialetto

 

 

Brenzone

 

In te ho visto l’infanzia

i bambini

che ho visto crescere…

persone che ho visto morire…

le risate di noi

che giochiamo…

i voli e i viottoli

i merli delle torri

i ciottoli delle stradine.

Ti voglio bene

Brenzone!

 

                 GABRIELE NASCIMBENI

 

 

 

Dal bosch a le Ca’

 

Col pas slongà

en banda al senteer,

le fraghe rosse me paar

che l’envide a nosse.

L’odoor del bosch

me ciapa el penseer,

entant zo là

se versi en gran prà.

Vedòme el baitel:

le ortiche entorno

le alsa la gresta,

par che le vòie

faar ‘na gran festa.

De dree al costoon

le fèles

le cressi

dentre en macioon:

le ee messe lì

a faar protesioon.

Doo pas pu ‘n là

ne ciama ‘na possa

l’è piena de fioor

suta, fin a l’ultima gossa.

Sbassadome zo tra le premere

ne se para denansi

quatre castagnere:

le è lì che le diis,

col naas pontì:

vardee che noantri sòm chi,

sarà su per zo

tresentomile dì.

El prà ‘l se finissi

butandose ‘n là:

se diria che scomensia

el bosch encantà.

Ciapòme en senteer

che porta a le Ca’:

del vecc Quain,

ormai che restà?

I vedòme:

i è fermi tucc, lì:

là ‘n font i putelecc

dentre ‘l serai

i còri, i ciàpa i dindi,

i osa pai, pai!

El nono sentà

su la prea vecia

el ne conta de bele…

le paar sempre quele!

La nona entant stissando

soto ‘l camiin

la tàbaca contenta

pesseggiin, pesseghiin.

La cavra pu mata,

sensa servèl

al “veen chi, tè”

la rispondi, suona

saltando el cancel.

Ensegual fra le ca’

se spandi ‘n odoor

de lat caià.

E su ‘n camereta

el putiin ne la cuna

el ciucia con forsa,

el gh’a ‘na gran smorsa.

Tut quel ch’ è sucess

l’òme emmaginà!

L’è propi en pecà.

Adess, sòme chi,

denansi a le Ca’:

el bosche el certa

quel pòoc che restà.

Quel fil de silenzio

che vivi ch’intorno

paar ch’el dise:

domaa ghe sarà, forsi

‘n altre ritorno.

             

                  VALERIO  SARTORI

 

 

 

Le vecie ca’

Le me pias le vecie ca’

e no me strache de vardarle,

en sima al mont o en mesa al prà,

se le tasi…par che le parle.

 

Le me par el filò de quatre vece

le comari che, se sa,

le se conta nele rece,

del paes le novità.

 

Le me pias le vece ca’

che le parle del pasato

a chi s’ha desmentegà

le virtù del tempo andato.

 

La preghiera e la famea

quatre salc en alegria

de polenta piee la tea

‘na cantaa en compagnia.

 

                                SONIA DEVOTI

El me San Zoan

 

Entorno i pìtari

cantoor del sol,

sentà su l’erba

en fil creava,

polse lì.

Entant me ciama

là soto el campanil:

me paar ch’el gabe

sbassà la testa,

L’è envesse a la cesa

che i g’ha alsà la cresta.

A qualche piin

su le spiassal

sarà per la boca onta,

fato si è

i g’ha ensucà la ponta.

El me San Zoan

l’è tut lì:

la facia varda,

dentre al laac de Garda,

nasser el dì.

Denansi g’ho

le rughe colme

de oselecc contencc,

‘na ponta de croos

dentre ‘ne stravent.

San Zoan cuertà de pèl

slonga zo ‘na maan dal Ciel;

da Marniga a Magugnaan

la toa zent nassa chi

tuta en fila la vegnarà

da Ti.

                          

                        VALERIO SARTORI

 
 
 


 

 

 

El gremal  annata 1999

 

 

 

Poesie in Italiano Poesie in Dialetto

 

 

 

Le signorine belle qui di Porto…

 

Le signorine belle qui di Porto

pretendon mani bianche e non han torto:

Le mani bianche se ne van a Milano,

le trovan pronte a chieder la lor mano.

E stì scarponi maledetti,

non van d’accordo coi tappeti!

Ed il marito lo voglion trovar sempre in ufficio.

 

Le signorine chic di Brenzone

corron tutte a Torri in bicicletta

chè di moda c’è l’ondulazione,

bisogna accomodar la testa in fretta.

Ed alla sera…disperazione!

dover dormir  sempre in sentone,

con sei cuscini

per non guastar i bei ricciolini!

 

Sebbene la strada nuova passi in alto Brenzone,

è sempre un rombo di motori.

E tutti i cuoricini fanno un salto

perché arrivan i rubacuori.

_ Voglio almeno una Balilla

che mi porti a spasso in Villa!

Ma finita la folla

dovranno accontentarsi d’una cariola.

 

A Castel, Venzo e ora anche  a Boccino

funziona molto bene il centralino:

_ Tutto l’’ucropio

l’è propri lì davanti a l’uss del Bocchio!

Tutte le sere

raccontan storielle false e vere.

Tra Borago, Pozzo, Assenza e Sommavilla,

per far più presto farem tutte ‘na fila.

 

Ste ragazze, pur di diventar belle

si dan ‘na mano di bianco alle mascelle:

_ Se ghe ocor farina bianca,

l’asistenza la ghe manda!

E in tal modo

potran  procurarsi un bel moroso.

 

Le putelotte anziane di Cassone,

portan molto lunghe le sottane.

E lor dicon lo fan per pudore,

ma chi ci crede è un ver ferruccione.

Lor non portan gonne corte

perché han gambe molto storte!

Son donne care,

ma son guardate come bestie rare…

 

CARLO FORMAGGIONI (RUMBA) e la maestra ARCADIA CALCHERA

 

 

Cielo celeste

 

Cielo celeste

pomeriggio

di stagione indefinita.

Ho voglia di libertà

Nessun legame col dolore.

Vorrei

farmi portar via

dagli ultimi voli d’uccelli

e cercar

la mia anima

per tornare

a vivere.

 

         GABRIELE NASCIMBENI

 

 

La casa abbandonata

 

Erba

tra le vecchie tegole

nelle crepe profonde dei muri

grigi di pioggia.

Sulle scale

erica gialla

in grossi, aggrovigliati cespugli.

La casa abbandonata.

E accanto il verde pesco

ricco di frutti.

Gustarli sulle scale

tra il muschio, le formiche

e le fronde argentee

degli ulivi.

 

          GABRIELE NASCIMBENI

 

 

Il silenzio

 

Nella confusione

un po’ di pace

fra mille voci

il silenzio.

Volare

nei cieli della fantasia

labirinti dell’immaginazione .

Tuffarsi

in un mare di sogni infiniti

in luoghi emersi dal nulla.

Ritrovare

un mondo

perduto.

 

        GABRIELE NASCIMBENI

 
 
 


 

 

 

El gremal  annata 2000

 

 

 

Poesie in Italiano Poesie in Dialetto

 

Simboli nostri

 

Antichi olivi che sembrate

candelabri giganti

da secoli portate

alto nel cielo

sulle braccia contorte e affaticate

il simbolo di pace.

 

Chiesetta antica

ove tre volte al dì

risuona l’‘Ave

invito alla preghiera più soave

per chi crede l’avo t’eresse

a simbol di sua fede.

 

Astro maggior che sorgi

ogni alba dalla prim’alba

luce, vita, calore

tu spargi sul creato

e sei per ogni cuore

simbol del grande Amore.

 

Cercando van gli umani in ogni dove

per terra, cieli e mari

e negli spazii infiniti

i mille e mille modi di essere felici.

 

Ma vana è la ricerca

inquieti anima e cuore

se l’uom sul suo cammino

al fin non trova Fede, Pace, Amore.

                               BENEDETTA FORMAGGIONI PORRO